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La mia storia, pt.3

Come va? …, pazienza, ve ne resta? Il viaggio è ancora lungo, ma avete ancora voglia di sorbirvi questo poema? Sí?
Allora seguitemi nell':

ASPETTO ROMANTICO

Io emisi i primi vagiti (come, ormai, ben sapete) all'inizio (in tutto e per tutto) di quel 1960, tra la decantata frenesia dell'emergente boom economico, vissuto specialmente dal nostro Paese.

woodstock 1969, un'eloquente immagine

(a destra/sotto, un'eloquente immagine del nuovo che avanzava: Woodstock 1969).

(Foto dal sito AllPosters, vai alla Home Page AP).

Fin da bambino ebbi una certa predisposizione musicale, ma non fu raccolta dai miei genitori; fortemente cattolici e devoti nei confronti di una Chiesa al momento conservatrice (ricordo, difatti, la Messa in lingua latina), in loro si leggevano i segni ancora vivi dell'ultima guerra. Fondamentalmente, onesti campagnoli, con un derivante timido attaccamento al denaro, tentarono di adeguarsi ai nuovi movimenti mondiali, ma non capirono a fondo il cambio generazionale di quegli anni '60: capelli lunghi (ne so qualcosa), hippy, contestazioni giovanili, un progresso sempre piú incalzante, furono eventi inconcepibili. Ripeto: dal loro (comprensibile) modo di vedere le cose…
La musica, poi…!

Giá…, …, …,!

Come accettare degli “scapestrati” che si dimenavano e strimpellavano a tempo di una corrente indiavolata che giungeva nientemeno dalla lontana America e con quel nome impronunciabile: Rock 'N' Roll?
«E tutte quelle nuove facce…!»
«Come si fa ad andare in giro conciati cosí? …E con quei capelli poi…, …!»
«Come li chiamano adesso, …? …?»
«Figli dei fiori?»
«Hippy?»
«Cantautori? Ma cosa cantano?»
«Li manderei a zappare la terra invece di fare i fannulloni in giro! Mamma mia! Dove andremo a finire: e poi, vuoi mettere Claudio Villa, Emilio Pericoli, Natalino Otto, …!».

Con queste frasi, che ricordo ancora (nonostante la non piú mia verdissima etá), i miei accoglievano immancabilmente ogni cantante (a volte) bizzarro.

In quegli anni, mentre io ero inevitabilmente attratto dal beat generazionale, mi trovavo di fronte uno spesso muro (per me, all'epoca) invalicabile: quello del mancato dialogo tra generazioni diverse. La Seconda Grande Guerra lasció forti paure; erano, forse, emozioni comprensibili (anche se pochi mesi fa, mia madre, …, …, sí! Proprio lei: la caparbia friulana pluri-ottantenne, ha meravigliato tanto me quanto Valentina affermando candidamente che le piacevano parecchio [non indovinereste mai] …, sí! Proprio loro: i The Beatles, … …, …!); …, …!

…, …, No! Non posso continuare se non dopo avervi raccontato questa; non riesco a tenermela: riapro la parentesi di prima!

Valentina ed io siamo rimasti talmente esterrefatti dalle parole di mia madre che abbiamo pensato di regalarle, al suo prossimo compleanno, il cofanetto in formato “cd” con tutte le incisioni del Fab 4, completando il tutto di una T-Shirt con stampato, sul davanti, la cover del 33, Beatles in Italy circondata dalla scritta «I'm here»; sul retro, invece, «Forever John, George, Paul, Ringo», con tanto di sciarpa inglese.

Ora: pensate ad una Signora tutta d'un pezzo, inflessibile, senza fronzoli e/o stranezze di qualsiasi genere! Provate, adesso, ad immaginare l'espressione di questa signora e la sua veneranda etá (tanto di cappello, mamma), nel momento di scoprire il regalo…, …, …: beh! Dovreste esserci!

cover 33 giri beatles in italy l'ipotetica scritta sulla maglietta

(sopra/sinistra, cover del 33 citato; a seguire l'ipotetica scritta sul retro della maglietta).

Ad ogni modo, per tornare tra i binari, non è certo questo il luogo nè tantomeno, io, sono all'altezza di scrivere di quella situazione generale italiana, ma la nazione si leccava ancora le ferite e i torti subiti nell'ultimo conflitto mondiale.

I suoi cittadini cercavano tranquillitá e svago anche grazie alla musica che veleggiava tra le note delle canzoni melodiche, soprattutto nazionali!

Le grandi ugole quali, appunto, il reuccio della canzone italiana, Claudio Villa, ad esempio, riempivano i loro solchi con pochi acuti, sdolcinatezze varie e, per la maggiore, erano tanto attenti a non proferire frasi provocanti quanto a non scomporsi durante le esibizioni in pubblico.
Il benessere, peró, era lí! Al pari del serpente tentatore, bussó alle porte italiane; forni elettrici, frigoriferi, lavatrici, …!

Uno spaccato di storia semi-contemporanea nel quale, benchè immerso in quei colli simili a dighe conservatrici, io ne coglievo gli echi perchè dall'onda sempre piú intensa, scaturiva la gran voglia di rinascere e, in particolar modo, divertirsi per dimenticare orrori, patimenti e perdite che gli ultimi quarant'anni avevano inflitto al Paese.
Erano, soprattutto, sensazioni d'illusorio “vogliamoci bene”: il mondo offriva un'apparente serenitá e visione di pace mondiale, grazie alle organizzazioni umanitarie che vedevano la luce.

Il progresso, dunque, avanzava mangiando la semplicitá e quotidianitá tipica di noi italiani: furono gli anni dell'abbandono terriero a favore delle industrie e catene di montaggio che prolificarono a tenaglia.

…, Catene di montaggio…!

Quale attinenza piú appropriata se non, …, le automobili!
Soprattutto le utilitarie! Nate per allargare a tutti il possesso del mezzo privato, la loro produzione in massa permise a chiunque, tramite la firma su qualche cambialetta, di comprarla.

Diventammo (quanto lo siamo ora) schiavi del mezzo; da allora, ci invasero cosí nel nostro profondo che, l'agognata macchina, ci rimbecillí al punto di credere di non poterne fare a meno.

Forzatamente indotti da questo nuovo modo di vivere e con mia madre che conseguí la patente di guida, i miei grandi vecchi caddero nella trappola, comprando la classica “600”, immancabilmente di colore bianco, porte controvento e dai tipici copertoni bitonali.
«Cosí accompagniamo tuo padre a lavorare…».
Questa fu la giustificazione per quella grande spesa…!

La nuova conduzione familiare portó ad accettare persino rari casi di canzoni moderne, ma si contarono davvero sulla punta delle dita e, quando comparve qualche novitá, fu grazie all'apporto di alcuni miei zii piú giovani che spinsero mamma e papá a comprare alcune freschezze discografiche. I cantanti Yé-Yé mossero i primi passi cosí incisioni di “Rita Pavone, Gianni Morandi, Cocki Mazzetti, Adriano Celentano, Jimmy Fontana, Gianni Pettenati, Neil Sedaka, Paul Anka, …”, i classici, insomma, entrarono in casa Pandin a rimpinguare la poco affascinante discoteca privata.

Non dimenticando, naturalmente, i melodici cantanti ormai da anni sulla breccia: badate bene! Non esagerando!

Io?

la fatidica pianola Bontempi

(a sinistra, la Bontempi protagonista del paragrafo).

Subivo con una certa impasse le loro scelte, condividendone alcune, cercando di approvarne altre; pur possedendo allo stesso modo un certo spirito conservatore (tutt'ora presente) tuttavia mi resi conto, ben presto, che fui molto distante da quelle visioni: sempre attenti a farmi volare di quel necessario per non strisciare, tentai un timido approccio chiedendo di imparare uno strumento musicale…!
Fu del tutto inutile! Riuscii, qualche anno piú tardi, solo a suonare ad orecchio (e con una mano) una pianola “Bontempi” che alcuni conoscenti regalarono a mio fratello in occasione delle feste natalizie. Seguendo le melodie originali dei brani che potevo sentire dal mio registratore, imparai a strimpellare alcune melodie.

In quegli anni d'infanzia, cosí, colsi le poche occasioni ammessemi; ascoltai alcune canzonette del prolifico decennio '60, per lo piú alla radio, ancora valvolare: ricordo tuttora il programma “Hit Parade”, ogni venerdí verso le 13.00, presentato dal magnifico maestro-jazzista Lelio Luttazzi, programma preceduto dall'inconfondibile urlo d'attacco del musicofilo conduttore.

Fine pt. 3.

Paolo, © 06/VIII/2011.

 

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