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Il Consorzio del Disco

9. I perchè

Assodate difficoltá e scetticismi, riordiniamo, ora, le idee facendo un passo indietro. Con l'amico Matteo, da Bergamo, dopo il nostro primo scambio di e-mail, ho condiviso un dialogo che, ancor oggi, prosegue trovando, proprio in lui un quasi neofita (o, almeno, non addentrato a fondo) del mondo collezionistico musicale, quel colloquio naturale che dovrebbe spontaneamente scaturire tra noi, amanti dell'oggetto disco.

Scrivevo di Matteo. Ho avuto modo di constatare che anch'egli, in cerca di informazioni ad alcune “Fiere del Disco” o meglio conosciute “Convention”, su vecchi vinili in suo possesso (taluni, di questi, davvero molto validi) sia stato fuorviato da chi, spacciandosi per accanito collezionista e voglioso di scambiare supporti sonori (come ben sottolineato in ogni poster pubblicitario incollato ai muri delle varie cittá), altro non sia che un astuto commerciante!

…, …! Alt! Un attimo di vera attenzione!

un bel grappolo d'uva biancaBen vengano i meri negozianti ma solo se si rivelano come tali e all'altezza che gli compete: spesso, proprio tra gli stand di queste fiere o, in modo particolare, tra le piú improvvisate bancarelle dei mercatini rionali d'antiquariato, oggi, tanto battuti e di moda, ci si trova di fronte a venditori improvvisati, a volte, addirittura maleducati (ho raccontato, a tal proposito, in altra sede di un'antipatica avventura capitatami qui a Genova ad una convention; vai all'articolo Sanremo e Batosta). Qualcuno espone vari cartelli/cartelloni/cartellini a lettere in caratteri cubitali e coloratissimi che attraggono l'attenzione di un cieco con gli occhiali da sole, ma che frequentemente nascondono insidie pericolosissime: ripeto, siano i benvenuti anche i richiami; di qualsiasi genere, peró, solo se col vero fine a cui prefiggono. Quante volte è successo (esperienza personale), avviene e, sfortunatamente capiterá ancora, che uno sprovveduto (ooopplaá! Nel senso buono della parola) cada tra le grinfie di quei cartelli che, con i veri scambi tra collezionisti hanno poco del loro significato; ancora, in quante occasioni, pur se costui (non sempre, ma a volte capíta! Anche qui, testimonianza diretta) avendo nel suo borsone o, in qualche caso, nella busta della Standa, quando non addirittura in casa (questo è il caso di simpatici vecchini che all'epoca del boom vinilico, piú fortunati di altri, acquistarono ad occhi chiusi pubblicazioni incredibili ma che oggi, per loro, sono soltanto motivo di ingombro e che, timidamente, entrano ai padiglioni con un filo di voce e tanto di invito di andarli a trovare) tesori ragguardevoli, è tradizionalmente sbriciolato dallo sciroppamento di, …, …, “quella dell'uva” (sí! Dolce e incantevole come il grappolo qui a destra), favoletta dalle insensibili e immutevoli frasi:

 

Scagli la prima pietra chi, tra noi appassionati, non abbia assistito almeno una volta a simile fantomima ipocrita!

stupendo disegno di luca tarlazzi della bibliotecaTre unitá lessicali, in realtá, che chiudono le porte a nuove scoperte che risolverebbero spinose questioni sempre irrisolte, portando ad un sacrosanto completamento delle flebili conoscenze discografiche di frequente poggiate su certezze, mai dimostrate da fatti reali (1a classica ammissione: «quel numero non l'ho mai visto, quindi non c'è»), da intuizioni o fantomatici avvistamenti di addetti ai lavori (2a tipica espressione: «tanti anni fá, una volta, l'ho visto/avuto»! “L'Ufologia”, per quanto intrigante, è ben altra materia) quando sono informazioni, perfino, dimenticate dagli stessi interpreti (di quanti marchi abbiamo, ancor oggi, dubbi, buchi, mancati riscontri, canzoni/brani col dubbio di una reale incisione, per non sapere a quale fonte attingere? Addirittura, come scrivevo, chiedendo lumi allo stesso cantante non se ne viene a capo).
Se invitiamo e, al contrario, non allontaniamo il nonnino o giovincello inesperto, ridicolizzando il loro avere, deve per forza, prima o poi, venirci incontro colui che tra le classicissime NON SON DEGNO DI TE, LA PARTITA DI PALLONE, LA BALLATA DELLA TROMBA copie che, ad un certo punto e forzatamente, sono destinate anch'esse ad esaurirsi, abbia comprato l'impossibile 45EP cantato al contrario, con le bandierine della nave stampate controvento, da chi volete voi; ma se togliamo loro il gusto, il piacere e la voglia di cercarci, tutto casca nel vuoto, quando dovremmo soltanto ringraziarli per averci dedicato parte del loro tempo invece di andare a giocare a briscola con i propri amici.
Atteggiamenti che spaventano e allontanano coloro che cercano di non gettare al vento pezzi di storia, della nostra storia (pur se, quasi sempre, solo per compenso di denaro sonante, ma non si possono processare tutte le intenzioni) che ci e si racconta anche con la musica: dal genere piú compíto alla canzonetta piú stravagante.
Ci discostano, infine, da una buona e naturale cultura conservatrice a cui dare, finalmente, il giusto valore e compenso: diamo, noi stessi, fuoco al sapere e al contenuto della Biblioteca di Alessandria. Con immenso piacere, l'illustratore, signor Luca Tarlazzi, mi ha concesso il privilegio di poter inserire il suo stupendo disegno che raffigura una parte dell'immenso patrimonio che custodí, prima del devastante incendio che rubó il vero sapere dell'umanitá a tutti noi: la stessa fine toccherebbe al nostro sapere.

 

Non ho sufficienti parole per ringraziare Luca della gentilissima concessione, ma invito chiunque ad andare a curiosare il suo piú accreditato sito alla sua HP Luca Tarlazzi.

Torniamo alle tre risposte di cui sopra; siamo sinceri: noi, piú navigati discomani, sappiamo bene che la prima affermazione è un maldestro tentativo per tastare la reazione dell'individuo con la borsa che ci viene incontro in tutta la sua fierezza ma ritenuto nullitá al cospetto del suo preparatissimo intermediario; in particolar modo quando in quella busta c'è il 33 originale dei Quelli, infilato nel mezzo di qualche altra cianfrusaglia.
Il secondo e piú classico modo di dire è, di poco, piú onesto: si ammette l'interesse ma bisogna volare basso per, poi, alzare tanto.
Con la terza, forse, ci si avvicina spesso alla veritá (come specificato nel secondo riquadro verde chiaro, subito qui sotto) ma, anche in questo caso, se il secondo EP Music di Adriano (magari ascoltato solo un paio di volte, ancora corredato dell'improbabile velina protettiva interna), fá capolino tra una decina di 45 comunissimi, …, …, beh! Sfido chiunque nel rimarcare quella spettacolare vista anche quando, il nostro pesciolino, ci confessa la presenza di un disco di Celentano che, da come gli hanno accennato (ed è questa situazione “so/non so” dell'incerto personaggio a farlo cadere in trappola), puó avere un certo valore: eh, …! Sí! Si torna alla seconda asserzione: alla perfetta bacchettoneria.
Con queste parole, il malcapitato di turno se ne vá sconsolato al massimo; qualcuno deluso a tal punto che, girando i tacchi, richiude l'intera borsata e scappa mormorante, tra sè e sè,
«…, …, piuttosto li scaravento giú da un fosso, …».
I piú fortunati e disinteressati, tagliano la corda con i quattro soldi che, il gatto e la volpe, gli hanno elemosinato dopo che i baldanzosi ingenui hanno, magari, macinato chilometri per recarsi alla fiera o venditore piú vicino e, cosa ancor piú triste, senza chiedersi se valga la pena godersi quell'insieme di musica e colori esposti. Probabilmente han rovistato per ore tra vecchi armadi in soffitta e/o cantina e sudato le canoniche sette camice per dare al malloppo una decente visione d'insieme: è lavoro anche questo! E non dimentichiamoci che pure cosí i dischi “girano nel mercato collezionistico” senza finire nel, …, …, bidone della spazzatura! Qualcuno si rende conto di questa orrenda ma verosimile evenienza?

…, quanti di questi delitti si sono consumati?
faccia della disperazione al telefono faccia della disperazione …, ci riconosciamo in queste due foto? Quante altre volte ci siamo sentiti dire:
«…, ne ho buttato uno scatolone pochi giorni fá! Non sapevo dove metterli e cosa farmene!».
Noi? A quella risposta, lí fermi come salami (ok! dai capelli verderame) con tanto di bocca aperta, lacrimuccia semi-nascosta, nel rivivere e pensare l'azione di quell'atroce gesto, coll'interlocutore che osserva completamente ignaro della sua malsana azione e soltanto stranito per quel nostro momento di sconcerto a lui indecifrabile, il nostro piglio! È proprio in quel frangente che, sul nostro volto cinereo di rabbia, si esterna tragicamente il momento dell'apertura del cassonetto, dove candidamente, costoro, gettando letteralmente nel nulla chicche introvabili, a volte, sconosciute anche al miglior collezionista, accoltellano i nostri sentimenti soltanto perchè?
Perchè non informati a dovere sul concreto valore intrinseco dei loro gioielli rotondi (e badate bene che non restringo la parola valore solo all'equivalente monetario), oppure perchè giá disillusi da precedenti esperienze negative.

Dal sito Il Tacco d'Italia, vai alla HP Tacco d'Italia, come la foto sotto, a destra, ci porta alla nefasta scena: quanti tesssori saranno finiti in quei sacchi? Solo il buon Renzo Arbore, che in fatto di musica, è un grandissimo maestro, ci ricorda (da un conosciutissimo spot pubblicitario):

«Meditate, gente! …, … meditate!».

alcuni sacchi di spazzatura e un bidone

 

Rientriamo, dopo lo spavento, sgomento, rabbia, dagli impavidi attori della scena: soltanto i piú giovani accettano di buon grado quei due euro guadagnati, strappando al nonno una decina di splendide incisioni mono RCA del maestro Toscanini, soldi da spendere nel modo, loro, piú opportuno (e difficilmente in dischi), senza immaginare quale ricchezza hanno sperperato.

Prima di continuare, peró, una lancia devo spezzarla anche a favore di chi dovrebbe scambiare o comprare: la maggior parte delle volte si vedono recapitare sempre gli stessi articoli, in particolare, quando si trattano 45 giri! Questo è vero! Quale ovvia conclusione scaturisce? Semplice! Si tende a sminuire la potenzialitá dell'avventore col suo borsone fatiscente che, difficilmente, tornerá a trovarci, pur avendo altri dischi a casa.

Tutto ció acuisce il male all'intero ambiente, oggi seriamente sofferente e destinato, ormai, piano piano a morire (se non lo è giá del tutto) anche per fattori contingenti: dalla modernizzazione musicale alla carenza di lavoro stabile, quindi, alla ricezione di un salario sicuro che permetta di spendere 150 € per comprarsi la prima incisione di Vasco Rossi (nel caso di fresco collezionista, diciamo, ventenne); poi, con la nostra superficialitá ed egoismo (purtroppo bisogna definirli col proprio nome), non diamo il vero valore ai nostri amorevoli pezzi, non insegnamo l'importanza di coltivare e conservare un oggetto, tendenzialmente, soggetto ad usura, precludendo un futuro, un'orizzonte certo e sicuro, ma confondendo i neo-collezionisti, trait d'union tra noi, cinquanta/sessantenni col vinile, mangiadischi, cassetta, registratore, sottobraccio e questi ragazzi, ormai, MP3ttari con pretese assurde per incisioni scadenti in tutte le sue forme.
Le Fiere o Convention dovrebbero aprire il dialogo tra vecchio e nuovo, tra le diverse tipologie musicali, tra un'incisione di Claudio Villa e Jovanotti: un dibattito aperto tra decani e giovanissimi. Al contrario, entriamo ai padiglioni digrignando i denti perchè colui che calpesta prima quei corridoi trova qualcosa che sarebbe servito a noi; le vendite dovrebbero essere semplicemente un contorno alle esposizioni, al coinvolgimento di ragazzi, giovani, neofiti con tavole rotonde, scambi di opinioni e confronti di modi diversi tra musicisti, musicofili, veterani e pivellini (non un'offesa ma una spinta al futuro), ascolti musicali (pure live) e visioni di fimati. Invece? Ognuno per sè, cercando con una spinta di allontanare il curioso, vicino a noi, che stá “passando alcuni 33” che ci potrebbe fregare. Solo assurdi interessi personali (inutile specificarne la radice) e pigrizia; non conduciamo a valorizzare la “"nuova potenzialitá” introducendola nel conoscere il significato di una cover disegnata dall'immenso Guido Crepax, la bellezza di un bootleg, di un picture disc (oggetti tra l'altro, questi ultimi, non cosí remoti), di una versione Mix con Flauto di Pan al posto del Violino, la differenza tra la difficoltosa (ma verace) incisione mono dal vivo su 78 giri suonata con Orchestra vera, Contrabbasso e Xilofono autentici rispetto a quella totalmente rimasterizzata con computer o, ancora, della versione leggermente diversa negli arrangiamenti perchè il master inciso la prima volta è stato, irrimediabilmente e stranamente, perso.

Con queste ultime parole, eccoci giunti alla famosa relazione tra la poetica di Dante ed i miei disadorni pensieri: provate nel rileggere con la massima attenzione l'intero Canto I del capolavoro italiano ed il mio capitolo L'utopia: un inesperto ed innocente personaggio al totale oscuro delle dovute basi (che, perchè no, voglia avvicinarsi al collezionismo musicale), secondo voi, non rischia di riviere in gran parte quella disavventura trecentesca, trovandosi nell'identica selva oscura dalla quale se, disgraziatamente, riesce ad uscirne gli riserva l'incontro di belve assetate di sangue pronte a sbranarselo nel qual caso non sia soccorso da un onesto ed umilissimo Virgilio del vinile?
Ed anche se qualcuno eccepirá che chiunque deve farsi (sulle proprie spalle) un po' di esperienza, non gliela si puó offrire fragandolo a piè pari, senza nemmeno un cartellino giallo al suo aggressóre!

Esame di coscienza 1: e se, sfortunatamente, il nostro pesciolino, nullitá, malcapitato, …, …, entra in Fiera o Negozio a chiederlo (e non a venderlo) il 33 dei Quelli?

Esame di coscienza 2: quante volte abbiamo sentito di sfuggita, ascoltato tra le onde trasmesse da una radio, in qualche spot, insomma: dove volete voi, un brano senza riuscire a risalire al titolo del brano che vi ha cosí colpito?

 

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