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Gian, in veste di giornalista: n°1

«I nati vecchi»

Spalle al pubblico AdrianoSabato 28 gennaio 1961: è la serata finale dell'undicesimo festival di Sanremo. Siamo tutti riuniti nella nostra sala: la mia famiglia, i vicini del nostro piano e anche quelli del sottostante; pochi giovani, parecchi anziani (mi fa male dirlo adesso, visto che avevano solo quarantotto anni contro i miei attuali cinquantacinque!) a fare il tifo davanti alla televisione per i nostri beniamini. Per la prima volta da quando seguo la manifestazione canora, uno di noi, un giovane scatenato puó vincere: eccolo che si presenta, ma cosa fa? Rivolge la schiena al pubblico mentre giá incomincia a cantare, poi parte il ritornello “…con 24.000 baci…” e di scatto si gira e si dimena come morso da una tarantola; intorno a me prima il silenzio, poi proteste clamorose da parte dei vecchi (continuo a farmi del male): «…maducou…», «…u pa' 'na scimmia…», «…che stonou…»¹; a mia volta insorgo, per la prima volta (all'epoca non si usava) mi ribello e li accuso di non capire niente.

(foto fianco/sopra: Adriano a Sanremo, …volta le spalle al pubblico…).

Eccoci infine al risultato finale; sono tesissimo, sono giá state assegnate tutte le posizioni dal dodicesimo al quarto posto e Adriano Celentano non è ancora stato nominato, l'unico pericolo mi sembra Milva con “Il mare nel cassetto”, ma eccola che viene chiamata: terza.
È fatta, penso; non puó certo vincere una canzone vecchia e cantata in maniera cosí antiquata come “Al di lá” della coppia Tajoli/Betty Curtis.

Ed invece arriva la mazzata: “24.000 Baci” è seconda.

Perchè sono partito da cosí lontano? Perchè il mese scorso ho avuto la brillante idea, un po' per dovere professionale (lo dico a mia discolpa), di guardare il cinquantatreesimo Festival di Sanremo e mi sembrava di essere diventato il protagonista di un altro capitolo di “Back to the Future”: davvero sono passati quarantadue anni da quel 28 gennaio o sono stato ribaltato indietro come Michael J. Fox?
Non mi riferisco tanto a Little Tony, altro interprete, in quella tragica serata, di “24.000 Baci”, e nemmeno ai poco piú giovani Iva Zanicchi, Bobby Solo, Fausto Leali.
Mi riferisco invece alla categoria dei cosiddetti giovani; ragazze di dodici o sedici anni che riescono ad essere piú antiquate della Betty Curtis del '61: testi, musica e voci mielosi, noiosi, privi di grinta; da queste parti non sono passati gli anni sessanta di Beatles e Rolling Stones, i settanta di Sex Pistols e Clash, gli ottanta di U 2 e R.E.M., i novanta di Jeff Buckley, piuttosto si sentono echi degli anni cinquanta di Tonina Torrielli, Giorgio Consolini, Emilio Pericoli e dei da me tanto “odiati” Luciano Tavoli e Betty Curtis.

Mi viene un dubbio: possibile che gli scienziati italiani fossero cosí avanti da riuscire a clonare i vari Teddy Reno, Tullio Pane, Aura D'Angelo (per citare una genovese), Wilma De Angelis e riproporceli adesso con i nomi di Alina, Fiorellino, Merola, Verdiana e cosí via?

Giancarlo Balduzzi

Dalle rivista del DLF, Dopo Lavoro Ferroviario, “La Superba” del marzo 2003.

¹Per coloro che non masticano il dialetto genovese: maleducato, sembra una scimmia, che stonato (n.d.r.)

Articolo redatto da Gian in occasione del 53° Festival di Sanremo.

Un ottimo sito per gli amanti di Sanremo: Vai al sito di Hit Parade Italia

 

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